Torna indietro
 
12/05/2016

Università degli studi di Verona

Street food - Intervista a Debora Viviani

Pantheon Magazine - maggio 2016

 

Street food, i (saporiti) lineamenti di una tendenza
Pantheon Magazine - Maggio 2016
Intervista a Debora Viviani  (di Erika Prandi)
 
Sono molti i locali aperti a Verona negli ultimi anni che vendono cibo “da strada”: dalla pizza al taglio alle più recenti patatine fritte. Una moda o una necessità? Abbiamo provato ad analizzare il tema chiedendo il parere a chi di questo argomento ne ha fatto oggetto di uno studio approfondito pubblicato nel libro “Crisi e consumi a Verona”: Debora Viviani, docente di Sociologia Generale e ricercatrice dell’Osservatorio sui consumi delle famiglie all’Università degli Studi di Verona. 
Camminando per le strade di Verona non è difficile imbattersi in locali che propongono cibo “veloce”, “da strada”. Si può scegliere tra una pizza al taglio, un panino, un cono di patatine fritte, una piadina, un hamburger e tanto altro. Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse per il numero esponenziale di questi fast food aperti negli ultimi anni. Si potrebbe considerare sintomatico di una società ormai abituata a mangiare un boccone al volo a causa della mancanza di tempo o di disponibilità economica. Oppure, potrebbe essere il termometro per capire la portata di queste persone che preferiscono uno spuntino al volo, e non è un caso che Verona sia la terza città più turistica d’Italia. Ciò spiegherebbe come mai stanno aprendo tanti locali di questo tipo.
Sono, infatti, molti i turisti che, soprattutto in estate, popolano le vie storiche di Verona. Solo da Portoni Borsari a Porta Nuova sono quattro i rivenditori di patatine fritte. Se ci limitiamo a considerare quelli che fanno ristorazione senza somministrazione ma con preparazione di cibo da asporto, dal 2009 al 2015 in città c’è stato un incremento del 62,6 per cento. Si è passati, infatti, da 139 a 226 nuovi locali. Invece, i bar ed altri esercizi senza cucina hanno avuto un incremento minimo del 2,8 per cento, cioè da 881 a 906. Sono triplicati, poi, gli ambulanti che fanno ristorazione: dagli 8 del 2009 sono diventati 24 lo scorso anno.
Guardando il quadro più in generale si nota come le attività che offrono servizi per la ristorazione siano passate da 5263 in tutta la provincia veronese nel 2009 a 5738 nel 2015 segnando un bel +9%. È un settore, questo, che sembrerebbe con conoscere crisi. «In realtà – riferisce Debora Viviani – in base ai dati dell’Osservatorio sui consumi a livello nazionale, le persone vanno più in pizzeria che al ristorante ma c’è anche una tendenza forte a restare a casa. Coldiretti ci dice che si acquistano sempre più materie prime in linea con un’alimentazione sana».
Ma allora il fenomeno dello street food si può considerare solo limitato agli stranieri? Secondo la ricercatrice «i giovani sono i più coinvolti. Si riducono a mangiare durante l’aperitivo per non spendere ulteriormente nella cena. Così, cercando di risparmiare si modificano le proprie esperienze ludiche e ci si sente più liberi a livello di relazioni». Poi se viene fame c’è lo spuntino a tarda serata oppure diventa il pasto preferito per pranzo. «Nel mondo dei giovani dove tutto è veloce un pasto del genere non ti costringe a prenotare, a sederti, a legarti con qualcuno. E lo si preferisce probabilmente anche perché non ci sono alternative».
Dello stesso parere anche Davide Minardi, titolare di uno dei primi “patatari” aperti in centro storico, «le patatine sono una forma di alternativa al pasto perché c’è sempre meno tempo disponibile per mangiare con calma». Che sia un’abitudine alimentare esclusiva dei “giovani” lo conferma anche lui in quanto «più del 50 per cento dei clienti ha un’età compresa tra i venticinque e i cinquant’anni, un 30 per cento è composto da ragazzini e il restante 20 da persone che hanno più di cinquant’anni». Poi c’è il dato dei turisti che influisce, ci racconta, soprattutto d’estate.
Ma quale sarà il futuro dello street food? «Il passaggio successivo sarà sulla qualità – svela Viviani -. Sarà necessario che anche questo tipo di cibo evidenzi che c’è qualità e la proponga». Quindi, i consumatori non si accontenteranno più di cibo a basso costo e di qualità standard, ma andranno in cerca di prodotti con ingredienti ricercati e particolari per soddisfare varie esigenze alimentari. Nel frattempo, nell’ex Arsenale nel mese di maggio, si svolgeranno due eventi in cui il cibo da strada farà da padrone: il BeerEat (festival della birra artigianale e dello street food in formato food truck) organizzato dall’associazione Retrobottega dal 13 al 15, e lo Streeat  -European Food Truck Festival (un festival interamente dedicato ai migliori food truck d’Italia e ai loro cibi di strada di qualità) che si svolgerà dal 27 al 29.


Direzione: D. Secondulfo
OSCF Osservatorio sui consumi delle famiglie - SWG S.p.a.
Contatti
lorenzo.migliorati@univr.it - francesca.setiffi@unipd.it
Fax 045 8028039
 
Torna indietro