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Newsletter n. 1 29/04/2014

Università degli studi di Verona
in collaborazione con SWG S.p.a. - Trieste
L’Osservatorio sui Consumi delle Famiglie(OSCF) dell’ Università degli studi di Verona e la società SWG di Trieste sono lieti di presentarLe la newsletter sulle strategie di consumo delle famiglie. È un'iniziativa scientifica con lo scopo di monitorare con cadenza annuale gli orientamenti di consumo e lo stile di vita delle famiglie italiane.

1/2012 - Crisi, consumi e benessere

Indice
  • Presentazione
  • Del domani non v’è certezza, di Francesca Setiffi
  • Diversamente sani: il ricorso alle medicine complementari o alternative, di Domenico Secondulfo
  • La salute: il bene più prezioso. Lo è forse troppo?, di Debora Viviani
  • Dimensioni strutturali e psico-culturali della crisi economica, di Sandro Stanzani
  • Miliardari e turisti per sempre, più o meno. Gli italiani e la tentazione della fortuna, di Lorenzo Migliorati


Presentazione

Presentiamo questo numero della nostra newsletter provando ad affrontare un tema che attraversa come una corrente carsica la questione dei consumi delle famiglie italiane in tempi di crisi: il tema del benessere. Sia esso benessere fisico, psicoculturale, relativo alle aspettative sul futuro o alla tentazione della fortuna, la crisi economica in atto chiama in causa la percezione che gli italiani hanno di quanto “si sentano bene” o male.

Ne emerge un quadro interlocutorio, di sospensione. Gli italiani sentono i  morsi della crisi che si ripercuote sui livelli dei loro consumi. Lo dichiarano: dicono di essere preoccupati del futuro. E tuttavia, non rinunciano a sperare che il futuro non troppo lontano porti una ventata di ottimismo e benessere.

Lasciamo al lettore la lettura dei dati e le piste di ricerca e analisi che emergono da questa rilevazione sui consumi delle famiglie italiane augurandoci che questa newsletter possa continuare a costituire un utile strumento di analisi e lettura di alcuni macrofenomeni socioeconomici in corso nella società italiana di questi anni.

Del domani non v’è certezza

Il futuro prossimo è fonte di preoccupazione e di malessere per le famiglie italiane. Se  la frenesia del presente tende ad offuscare i timori individuali e sociali legati alla crisi, la riflessione sul futuro è invece contrassegnata dall’incertezza. Il 66,4% manifesta timore per la situazione economica in cui verserà la propria famiglia nel 2013, di cui il 49,2% esprime un giudizio “preoccupato” e il 17,2% una visione di  “forte preoccupazione” mentre il 29,7% è  “scarsamente preoccupato” e solo il 3,9% si dichiara “per nulla preoccupato”.

Se la mancanza di informazioni, di certezze e di stabilità lavorativa possono amplificare il grado di insicurezza nei confronti del futuro e offuscare la percezione di benessere, già oggi il 22,1% delle famiglie reputa “precaria” la propria situazione economica e il 20,8% considera “insufficiente” il reddito mensile di cui dispone la propria famiglia.

Tra i nuclei familiari che faticano a sostenere le spese mensili, il 63,1% sta erodendo il patrimonio economico accumulato negli anni precedenti, proprio della famiglia, di parenti e/o di amici. Una ricchezza “nascosta” sta evaporando dalle case degli italiani che oggi sono in difficoltà. Nel dettaglio, per le famiglie che faticano ad arrivare (o non arrivano) a “fine mese” la prima strategia di contrasto alla crisi si divide in: erosione di risparmi accumulati nel passato (50,2%); scelta (e possibilità) di fare straordinari (13,2%) e di impegnarsi in occupazioni diverse dalla propria, i cosiddetti “piccoli lavoretti” (5,3%); accensione di prestiti con parenti e amici (12,9%); stipula di prestiti con banche e finanziarie (6,7%); varie strategie di concessione del credito basate su accordi con negozianti e utilizzo della carta di credito (4%); e altre forme di finanziamento (7,7%).

Questa inquietudine si riversa direttamente sulle strategie di acquisto delle famiglie, che tentano di contrastare la crisi attraverso il mantenimento dello stile di vita costruito negli anni precedenti. L’obiettivo è quindi di mantenere inalterato, almeno all’apparenza, il proprio tenore di consumi. In questo scenario lo stile di vita rappresenta la ricerca delle famiglie di “stabilità” delle proprie abitudini, tramutando il routinario tenore di vita in un àncora di salvezza alla quale aggrapparsi nel mutevole scenario sociale. La strategia di contrasto all’impoverimento, che si avvale di differenti fonti di finanziamento, agganciandosi in particolar modo ai circuiti di familiari e di amici, si controbilancia con una modifica delle strategie di acquisto familiare. Il 71% delle famiglie italiane dichiara infatti di aver mutato il proprio modo di fare la spesa a causa della crisi.

L’insicurezza vissuta nel lavoro e negli investimenti finanziari sembra trasformarsi in strategia di controllo che non si esaurisce più nell’accorta scelta del rapporto prezzo-qualità, dinamica peraltro nota nello studio dei mercati saturi, ma passa invece attraverso una rivisitazione delle scelte di consumo sulla base del reddito disponibile. Ciò significa aprire al cambiamento le strategie di consumo, preservando elementi di continuità (e di stabilità) con il passato.

In una scala di valutazione da 1 a 10 (dove 1-per nulla, 10-moltissimo) il prezzo di acquisto resta una delle variabili alle quali i consumatori continuano a prestare maggiore attenzione. In particolar modo attraverso la ricerca di “offerte e promozioni” (8,0) e di “confronto tra prezzi” (8,3), ai quali si affiancano la scelta di “ridurre le quantità acquistate” (6,8), di “eliminare gli sprechi” (8,3) e di “rinunciare alle marche più costose (7,2). 

Forme di austerità e di sobrietà, più facilmente attribuibili al mercato del lavoro, sembrano connotare fortemente anche il versante dei consumi. Pur essendo disposti a rinunciare all’acquisto di “prodotti costosi” (7,3), le famiglie cercano di evitare un indistinto abbassamento della qualità per tutti i beni di consumo (5,4).

Le famiglie diventano accorte, ricercano il miglior rapporto qualità-prezzo ma stanno cercando di salvaguardare una nicchia di prodotti, probabilmente ad alto valore identitario, capaci di mantenere una stabilità delle proprie scelte di consumo nel mare ignoto dell’incertezza. Questo elemento di continuità ruota attorno al concetto di “qualità” dei beni di consumo, acquisendo connotazioni differenti a seconda della categoria merceologica presa in esame.

A fronte di una sensazione di malessere, sottesa alle preoccupazioni presenti e future delle famiglie italiane, la ricostruzione di uno stile di vita “dentro la crisi”, e non più “contro la crisi”, può essere la strada da percorrere per modificare credenze, valori e aspettative che le famiglie proiettano nel futuro, verso una nuova costruzione della dimensione del benessere. 

(Francesca Setiffi)

Diversamente sani: il ricorso alle medicine complementari o alternative.

È ormai da molti anni che il panorama delle cure e dei rimedi cui possono accedere gli italiani per salvaguardare e migliorare la propria salute ed il proprio benessere, si è allargato ad un'ampia messe di terapie che si sono affiancate e via via integrate alla medicina ufficiale. Stiamo parlando di quella vasta famiglia di terapie, che si sono affacciate anni fa sul palcoscenico della malattia con il nome di medici in alternative e si sono ormai integrate con le forme di cura della medicina ufficiale (D. Secondulfo, Il mondo delle medicine alternative, Angeli 2009).

Si tratta di un tipo di consumo che si è ormai consolidato: se nel 2005 era stato il 13,6% degli italiani ad utilizzare questo tipo di rimedi, nel 2011 questa percentuale è salita al 14,1%. Un incremento molto probabilmente dovuto alla sostanziale normalizzazione di questa famiglia di terapie, ormai entrate a pieno titolo nel bagaglio dell'intervento medico al pari dei rimedi più convenzionali.

L'incremento si distribuisce in maniera uniforme tra le principali terapie, con l'omeopatia che resta la più utilizzata in assoluto (11,3%), seguita dai trattamenti manuali (11%), dalla fitoterapia (5,8%), dall'agopuntura (5,2%) e dalla naturopatia (5,1%).

La sostanziale istituzionalizzazione di questa famiglia di terapie si riflette non soltanto sulla stabilità della quota di famiglie che li utilizzano, che è anzi leggermente aumentata nonostante la crisi economica, ma anche sui comportamenti dei medici e dei pazienti.

Anche se resta bassa alla quota di medici di base che utilizzano direttamente queste terapie, circa la metà di quanti si sono rivolti a questi terapeuti lo ha fatto dietro consiglio del proprio medico di base, e del resto ormai più del 60% degli omeopati e degli agopuntori sono anche medici, come il 40% circa di fitoterapeuti, chiropratici e naturopati, come circa il 30% di chi pratica la riflessologia. Del resto, sono ormai diversi anni che molte di queste terapie sono passate per legge sotto il dominio dei medici.

Per quanto riguarda il paziente-consumatore è ormai scomparso quel primo manipolo di pazienti sperimentalisti e curiosi che passavano da un terapeuta all'altro su consiglio dei propri amici, nel 2011 la quasi totalità dei pazienti si è recata da un solo terapeuta e, come abbiamo visto, in buona parte su consiglio del proprio medico di base.

Il consiglio degli amici, che in passato era una delle fonti principali per l'orientamento in questa famiglia di terapie, ha lasciato il passo al consiglio del medico di base e nel 2011 ha interessato appena il 40% di quanti hanno fatto utilizzo di queste terapie.

Anche dal punto di vista dei disturbi che hanno spinto a rivolgersi a questi terapeuti, vi è stata una sostanziale normalizzazione: sono quasi scomparsi i malesseri di tipo psicologico, e perfino disturbi classici come le allergie spuntano un misero 8,7%.

Il ricorso a questo tipo di terapeuti, a quanto pare, è soprattutto preventivo, per controlli, analisi o indagini sulla salute (31,7%), oppure legato a dolori reumatici o eventi traumatici, come ci suggerisce il grafico precedente a proposito dei trattamenti manuali, questi motivi sono stati addotti dal 25,1% degli italiani.

 

Il paziente delle medicine complementari

Ma chi è nel 2011 il paziente-consumatore di questa famiglia di terapie?

Naturalmente, anche il profilo di chi si rivolge a questi terapeuti si è fortemente normalizzato rispetto ai dati di 10-15 anni fa.

C'è ancora una certa preponderanza di donne ma non più come un tempo, mentre l'età, che in passato era fortemente discriminante, non lo è più e si tratta di comportamenti trasversali a tutte le fasce d'età, frutto sia dell'invecchiamento dei consumatori della prima ora che della diffusione successiva, in maniera trasversale, del ricorso questi terapeuti.

Anche dal punto di vista della stratificazione sociale, quello che in precedenza era un comportamento tipico del ceto medio-medio alto si è ora fortemente diffuso in tutto il ceto medio, mentre, forse anche per questioni economiche, resta ancora poco diffuso tra gli strati meno abbienti della società.

La distribuzione per titolo di studio riflette questo modello, vedendo una maggiore preponderanza di consumatori laureati e con diplomi post laurea.

Nonostante tutto, resta ancora un comportamento che tende a calare man mano che la famiglia aumenta, e che quindi è particolarmente forte tra chi vive solo e tra le famiglie di due persone.

La distribuzione geografica è rimasta invece molto simile, focalizzata nell'Italia centrale e nel Veneto, e soprattutto nelle città e nei grandi comuni; sotto questo aspetto le medicine “alternative” restano ancora un'abitudine di tipo espressamente metropolitano.

Ma come si sente questo paziente, non troppo bene pare. La quota di chi dichiara una salute non molto buona o comunque incerta è nettamente superiore alla media nazionale, anche se, sul piano economico, si tratta di famiglie senza troppi problemi, con poche difficoltà per arrivare alla fine del mese, ottimisti rispetto al futuro economico e che, naturalmente, non si sognano di diminuire le spese per i medicinali e l'igiene della persona.

(Domenico Secondulfo)

La salute: il bene più prezioso. Lo è forse troppo?

L’acquisto di medicinali e prodotti per la cura riveste un peso considerevole nella spesa generale degli italiani, sia in termini di peso-economico, sia nei termini di importanza, attribuita a questi tipi di prodotti dai consumatori.
La quasi totalità degli italiani intervistati (il 98,9%) dichiara che l’acquisto di questo tipo di prodotti copre fino al 30% della spesa generale.

Inoltre, l’acquisto di medicinali e prodotti per la cura del corpo sono considerati molto importanti nella spesa generale per la casa. Infatti, su una scala di importanza, dove 1 corrisponde a nessuna importanza, e 10, massima importanza, più della metà del campione intervistato (73,6%) assegna a questi articoli un punteggio tra il 7 e il 10, con un valore medio di 7,5, e con 8 il valore scelto dalla maggior parte degli intervistati.
È responsabile dell’acquisto di questi prodotti soprattutto la donna. Il 64,5% delle donne afferma di occuparsene autonomamente, dato confermato da ciò che dichiarano gli uomini: il 50,9% si occupa dell’acquisto di medicinali e prodotti per la cura del corpo insieme alla partner, l’11% dichiara che se ne occupa solamente la partner.
Questi beni sono acquistati soprattutto (95,5%) nei negozi specializzati (66,4%) e nei centri commerciali (29,1%).

Le dinamiche di acquisto che ruotano attorno a questi prodotti sono cambiate nel tempo?
Nonostante il 71,6% si dichiari fedele o molto fedele alle marche dei medicinali e dei prodotti per la cura del corpo (il 55,9% si definisce fedele, il 15,7% molto fedele), il 50,2% sostiene di aver modificato nell’ultimo anno il punto vendita per l’acquisto di beni.
È questa una tendenza che segue in modo inverso l’età delle persone intervistate: maggiore è l’età, minore è la tendenza a cambiare. Abbiamo, infatti, che il 56% degli intervistati che affermano di aver modificato il punto vendita per l’acquisto di tali beni ha un’età compresa tra i 25 e i 44 anni, mentre il 55,4% di coloro che sono rimasti fedeli al tradizionale punto vendita ha tra i 55 ei 64 anni.
Ecco qual è la situazione se consideriamo i diversi raggruppamenti rispetto all’età.

Come si può notare, maggiore è l’età, minore è il cambiamento. Rimangono, infatti, maggiormente fedeli al tradizionale punto vendita le persone tra i 55-64 anni (53,7%) e quelle con più di 65 anni (56,9%), mentre sono propensi al cambiamento i giovani tra i 25-34 anni (56,5%) e tra i 35-44 anni (55,5%).
Nella fascia intermedia di età (45-54 anni) i due tipi di comportamento di bilanciano (49,1% non cambiano, 50,9% cambiano).
A questo punto è interessante cercare di capire se questi cambiamenti nella scelta del punto vendita per l’acquisto di medicinali e beni per la cura del corpo potrebbero corrispondere ad una difficile situazione economica familiare.
Se analizziamo le risposte date alla domanda Come definirebbe il livello socio-economico della sua famiglia?, il 52,9% di coloro che definiscono il livello economico della famiglia basso-medio basso ha modificato il punto vendita per l’acquisto dei prodotti per la salute del corpo. Di questi, l’81,7% dichiara di aver modificato in parte tali dinamiche di consumo, il 18,3% le ha modificate in modo totale.
Viceversa, il 51,8% di coloro che definiscono la situazione economica familiare di livello alto-medio alto, afferma di non aver modificato il punto vendita

Questo scenario è evidenziato anche dall’analisi di un’altra domanda: Come valuta l’attuale situazione economica della sua famiglia? Anche in questo caso, il 61,9% di coloro che valutano la situazione economica della propria famiglia precaria hanno cambiato punto vendita, viceversa il 55% di coloro che affermano di avere una situazione economica ottima non hanno modificato il proprio punto vendita.

 
In un contesto generale che evidenzia come l’acquisto di medicinali e prodotti per la cura del corpo sia un aspetto di grande valore (sia in termini economici, che, più in generale, di importanza) nella spesa generale di una famiglia, emerge come l’acquisto di questo tipo di prodotti abbia subito alcune modifiche e trasformazioni favorite soprattutto dal gruppo più giovani degli intervistati, più propensi rispetto alle persone adulte a cambiare la strada vecchia per quella nuova.
Dai dati sembra sussistere una correlazione tra queste trasformazioni e il livello economico delle famiglie intervistate. Infatti, soprattutto chi vive in una situazione economica precaria, con un livello economico basso, ha modificato il punto vendita di acquisto per questo tipo di prodotti.
Sebbene da sempre la salute sia considerata il bene più prezioso, l’uomo ha forse deciso di risparmiare anche su questa. Tende forse al risparmio anche nella salute?

(Debora Viviani)

Dimensioni strutturali e psico-culturali del-la crisi economica

“Suicidi per ragioni economiche” è la dicitura utilizzata dalle forze dell’ordine per definire un numero consistente di suicidi che hanno tragicamente segnato questa prima parte dell’anno. Gli osservatori e gli esperti mettono in guardia i mezzi di comunicazione di massa ed i politici affinché venga evitato il cosiddetto effetto “suicidal contamination” ed invitano ad usare prudenza nell’attribuzione della causa di suicidi alle condizioni economiche e nel dare risalto sulla stampa ad una tale interpretazione del fenomeno. Si invita alla cautela nella costruzione di indebiti cortocircuiti interpretativi, si nota che la tragica decisione di togliersi la vita è presa da persone che da tempo sono soggette ad una fragilità psicologica e che l’episodio scatenante del rifiuto di un credito o della trasmissione di un’esosa cartella esattoriale sono solo la goccia che ha fatto traboccare e frantumare un già fragile vaso. Certo si tratta di cautele, d’inviti al ridimensionamento dei cortocircuiti interpretativi, di appelli ad un maggiore senso di realtà che sono sicuramente giustificati. Tuttavia rimane il fatto che le condizioni economiche hanno un impatto sul benessere delle persone (quanto meno sul benessere e sulla salute soggettivamente percepita) sul quale vale la pena riflettere anche con il contributo di evidenze empiriche.

Ad un primo sguardo alle risultanze delle rilevazioni operate dall’osservatorio pare che dal 2009 al 2011 gli italiani non manifestino particolari modificazioni della salute soggettivamente percepita. Alla domanda: ”Come va la sua salute in generale oggi?” gli intervistati nel 2009 rispondevano “molto bene” e “bene” nel 46,2% dei casi, e “discretamente” nel 47,5%. Nell’ultima rilevazione hanno risposto “molto bene” e “bene” nel 47,5% dei casi, e “discretamente” nel 45,4%.
 

 

Come va la sua salute in generale oggi?


 

2009

2011


 

N

% valide

N

% valide


Molto bene

87

8,8

81

8,0


Bene

368

37,4

397

39,4


Discretamente

468

47,5

457

45,4


Male

52

5,3

66

6,6


Molto male

9

0,9

6

,6


Rispondenti

984

100,0

1007

100,0


Missing

1038

 

1001

 


Totale

2022

 

2008

 

           

 

La crisi economica non pare dunque avere un effetto peggiorativo sulla percezione del benessere. Tuttavia la situazione non è così rosea come potrebbe apparire. Se, infatti, andiamo ad osservare il dato ad un ulteriore livello di approfondimento, notiamo che per tutte le variabili che raccolgono informazioni sullo stato di tranquillità economica degli intervistati si nota una correlazione negativa con il livello di salute soggettivamente percepito. Infatti se si analizza il grado di salute percepito sulla base della domanda: “Il reddito mensile di cui dispone la sua famiglia è sufficiente a coprire le spese mensili?” si nota che tra coloro che rispondono “no” solo il 34,5% risponde di sentirsi bene o molto bene, mentre tra coloro che rispondono “sì”, e possono contare su una certa tranquillità economica, dice di sentirsi bene/molto bene addirittura il 50,6% degli intervistati. Ancor più significativa appare l’osservazione dell’atteggiamento psicologico di fronte alle difficoltà economiche.
 

 

 

 

Il reddito mensile di cui dispone la sua famiglia è sufficiente a coprire le spese mensili?


 

 

 

No

Totali


Come va la sua salute in generale oggi?

Molto bene/

bene

n

411

67

478

%

50,6%

34,5%

47,5%

Discretamente

n

354

103

457

%

43,5%

53,1%

45,4%

Male/

molto male

n

48

24

72

%

5,9%

12,4%

7,1%


 

 

 

813

194

1007


 

 

 

100,0%

100,0%

100,0%


Chi-quadrato = 20,77; V di Cramer = 0,144; p < 0,001
 

Alla domanda “Come valuta l’attuale situazione della sua famiglia?” il 22,1% risponde precaria (le risorse familiari non sono sufficienti e siamo sempre costretti a delle rinunce o a dei tagli di spesa), il 45,2% soddisfacente (le risorse familiari soddisfano le esigenze principali ma talvolta siamo costretti a delle rinunce o a dei tagli di spesa), il 25,8% buona (le risorse familiari soddisfano ogni esigenza ma non riusciamo a mettere da parte dei risparmi) e il 7% ottima (le risorse familiari soddisfano ogni esigenza e riusciamo anche a mettere da parte i risparmi). Incrociando il dato con la salute soggettivamente percepita si nota che, tra coloro che hanno risposto precaria, dichiara di sentirsi molto bene o bene il 32,3% degli intervistati, tra chi ha risposto soddisfacente il 46,9%, tra chi ha risposto buona il 54% e tra chi ha risposto ottima il 67,1%. Vi è dunque un nesso particolarmente forte tra le due variabili che conferma l’impatto delle condizioni economiche sulla salute percepita.
 

 

 

 

Come valuta l'attuale situazione economica della Sua famiglia?


 

 

 


Precaria:

Soddisfacente:

Buona:
 

Ottima:
 

Totali


Come va la sua salute in generale oggi?

Molto bene/

bene

n

65

212

150

51

478

%

32,3%

46,9%

54,0%

67,1%

47,5%

Discretamente

n

102

217

115

23

457

%

50,7%

48,0%

41,4%

30,3%

45,4%

Male/

molto male

n

34

23

13

2

72

%

16,9%

5,1%

4,7%

2,6%

7,1%


 

 

 

201

452

278

76

1007


 

 

 

100,0%

100,0%

100,0%

100,0%

100,0%


Chi-quadrato = 59,18; V di Cramer = 0,171; p < 0,001

Certo la correlazione potrebbe anche essere spiegata nei termini di un’influenza delle condizioni di salute sulla situazione economica, ma pare decisamente più probabile che sia il giudizio sulla propria condizione economica a determinare una maggiore o minore soddisfazione per il proprio benessere psicofisico. La forza del nesso tra percezione del proprio stato di benessere psicofisico e condizioni economiche è confermata anche dall’incrocio con altre variabili, quali ad esempio: “Nell’ultimo anno le è capitato di chiedere aiuti economici?”. Tra coloro che hanno risposto “sì” il 39,3% dice che le sue condizioni di salute sono molto buone o buone, mentre tra coloro che non hanno dovuto chiedere aiuti economici gode di un buono stato di benessere psicofisico ben il 49,3% degli intervistati. Analoghe distribuzioni si ottengono con domande del tipo “Nell’ultimo anno è riuscito ad accantonare risparmi?”. Chi ha risparmiato sta meglio di chi non è riuscito a farlo. Anche variabili come il miglioramento o il peggioramento delle condizioni di lavoro di un familiare incide sul benessere percepito. Non v’è dubbio dunque che esista un nesso tra la crisi economica e la percezione del proprio stato di salute, ciò giustificherebbe il fatto che con la crisi economica si stia diffondendo un atteggiamento di pessimismo generalizzato che arriva a coprire anche la sfera della percezione del proprio benessere psicofisico.

La tendenza evidenziata trova un’ulteriore conferma in altre elaborazioni della quali non è il caso di dar conto in questa sede. Le rilevazioni sono sufficienti per certificare la necessità di riflettere in qualche modo sulle conseguenze psicologico-culturali della stagione economico politica che stiamo attraversando, interrogandosi sulle iniziative che possono essere messe in campo per fronteggiare non solo gli aspetti strutturali della crisi, ma le conseguenze psicologico-culturali che essa si trascina dietro.

(Sandro Stanzani)

Miliardari e turisti per sempre. Più o me-no. Gli italiani e la tentazione della fortuna

A seconda dei tuoi desideri puoi essere “Maxi miliardario” o “Mega miliardario”; “Turista per sempre”, oppure “Maxi turista per sempre”. Puoi grattare gli sfiziosi, i giocosi, i fortunelli, i passatempo e i casinò. Oppure, se sei un po’ passatista puoi giocare la schedina e confidare nel fatidico tredici. Se vai in tabaccheria ad acquistare un biglietto dell’autobus, mentre aspetti puoi giocare al lotto istantaneo, a quello tradizionale, all’esplosivo superenalotto. E se hai qualche moneta nelle tasche puoi svuotarle nelle slot machines scintillanti di luci, colori e suoni. Ma se te lo puoi permettere, ci puoi mettere anche banconote di grosso taglio. Insomma, se ti piace vincere facile non hai che da giocare, a qualunque cosa, purché giochi. Naturalmente però, come ammonisce una microscopica scritta in calce ai biglietti e alle schedine, gioca responsabilmente! Un piccolo capolavoro di reticenza.

Gli italiani sono da sempre affascinati dal gioco: tentano e si lasciano tentare dalla fortuna. La Lotteria Italia d’antan, pur rimanendo una specie di fossile culturale della sera della Befana, è stata spodestata da un estesissimo sistema di giochi, lotterie, casinò (anche on line), macchinette, bingo. Puoi grattare la fortuna anche in aereo dato che alcune compagnie “offrono” gratta&vinci per provare il brivido della ricchezza sognata ad alta quota.

Ma che rapporto c’è tra l’Italia della crisi e il gioco d’azzardo?

I dati in nostro possesso offrono qualche squarcio interessante. Anzitutto, gioca d’azzardo più di un italiano su due. Infatti, quasi il 58% degli intervistati dichiara di aver giocato al lotto, al superenalotto, al bingo o al totocalcio almeno una o due volte nell’ultimo anno; contro il 42% che dichiara di non averlo mai fatto. Naturalmente, vi sono delle sfumature: i giocatori occasionali, da una o due volte l’anno, costituiscono il 26% del totale mentre i giocatori medi (una o due volte al mese) costituiscono il 19% del totale. Vi è poi la categoria dei giocatori incalliti che dichiara di tentare la fortuna più volte a settimana e rappresenta un non trascurabile 13% del campione.

Giocano più i maschi delle femmine: i giocatori incalliti sono per il 62% uomini e per il 38% donne, mentre i non giocatori rappresentano rispettivamente il 44,5% e il 55,5%. Quanto all’età, giocano maggiormente persone di mezza età (43,7%), seguiti dagli anziani (29,1%) e, infine, dai più giovani (27,1%).

Quanto al capitale culturale degli intervistati, pare esserci una correlazione tra titolo di studio e tendenza al gioco: i giocatori incalliti presentano tendenzialmente titoli di studio di base, elementari o medi inferiori. Mano a mano aumenta il capitale culturale, minore appare la tendenza al gioco anche occasionale.

Se gli intervistati pensano alle prospettive economiche della loro famiglia dichiarandosi preoccupati o molto preoccupati, pare giochino di più (66,4%) di coloro che si dichiarano molto o abbastanza sereni (33,6%). Si tratta di un dato, in qualche modo, controintuitivo perché starebbe ad indicare una tendenza al gioco per finalità più ludiche e ricreative che non di economia fondata sulla fiducia in un guadagno non sperato.

In linea generale possiamo tracciare alcune caratteristiche essenziali del giocatore medio: maschio, di mezza età, ancora attivo lavorativamente (benché avviato all’uscita per pensionamento) e, tutto sommato, non troppo preoccupato dalla crisi. Ne emerge il profilo di un cittadino medio: chi spera nella fortuna non è disperato dalla sua situazione economica e non è marginalizzato dalla società. È il classico uomo della strada. Questo profilo potrebbe far pensare che la tendenza al gioco e alla sfida della fortuna venga inteso dagli intervistati essenzialmente come un di più, come un’attività tra le tante che si possono svolgere.

Un’ultima annotazione. Da un confronto con i dati della rilevazione dello scorso anno emerge una evoluzione significativa nel panorama del ricorso al gioco da parte degli italiani: i “non giocatori” allora erano “solo” il 30%, oggi il 42,3%; i giocatori medi allora rappresentavano il 24% del totale, oggi il 26%. I giocatori incalliti, infine sono diminuiti di circa il 7%: rappresentavano il 19,3% allora e sono il 12,5% oggi. In linea generale, dunque, il ricorso al gioco nel corso dell’ultimo anno, ha subito una contrazione: gli italiani sono meno tentati dalla fortuna. Effetto collaterale della crisi che contrae il potere d’acquisto delle famiglie, maggiore disincanto e secolarizzazione degli italiani o cos’altro? Al momento non possiamo pervenire a conclusioni, neppure provvisorie. Sarà interessante tenere monitorato il tema nelle prossime rilevazioni.

(Lorenzo Migliorati)

Direzione: D. Secondulfo – M. Pessato
Coord. metodologico L. Tronca – I. Di Pelino
Ogni Newsletter presenta i dati raccolti nei mesi di novembre o dicembre dell'anno che precede la sua pubblicazione tramite indagini campionarie sul tema dei consumi degli individui residenti in Italia, con almeno 25 anni di età. La costruzione del campione, la raccolta dei dati e la predisposizione del database sono svolte, ogni anno, dalla società di ricerca SWG S.p.A. Il campione è selezionato ex ante all’interno del panel SWG composto da circa 60.000 iscritti. Per l’estrazione del campione è utilizzato un metodo di campionamento stratificato per quote, il cui universo di riferimento è identificato nella popolazione italiana con almeno 25 anni di età residente in Italia al 1 gennaio dell’anno in cui si svolge la rilevazione. Il campione è selezionato in base ai parametri di sesso, classe di età (25-34, 35-44, 45-54, 55-64, almeno 65 anni) e area geografica di residenza (Nord-ovest, Nord-est, Centro, Sud, Isole). Al fine di riuscire a costruire un trend di lettura dei dati ulteriore rispetto a quello emergente dalla ripetizione dell’indagine, a partire dal secondo anno di rilevazione una parte del campione non è stata sostituita nel passaggio da una rilevazione alla successiva (componente panel). I dati sono stati raccolti attraverso la metodologia CAWI (Computer Assisted Web Interviewing). Al termine della rilevazione, se necessario, si è provveduto ad una ponderazione ex post del campione al fine di porre rimedio alle distorsioni derivanti potenzialmente dagli arrotondamenti in fase di definizione della numerosità campionaria e dalla non completa copertura delle quote stabilite nella fase di progettazione dell’indagine.
OSCF Osservatorio sui consumi delle famiglie - SWG S.p.a.
Contatti
lorenzo.migliorati@univr.it - debora.viviani@univr.it
Fax 045 8028039
 
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